domenica, 29 giugno 2008,14:08

Ciao a tutti, si parte. Ci vediamo senz'altro di là, con nuove avventure. Intanto stringo tra le mani questa nuova piccola inedita felicità che mi ha regalato il destino e di cui, devo dire, ne avevo proprio bisogno.

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sabato, 21 giugno 2008,14:17

Come in un film, a dispetto di tutte le congiunture, della mia imminente partenza, delle telefonate di fantasmi che tornano dal passato, a dispetto del capitolo che giace sul comodino vicino al letto, a dispetto delle scadenze e delle incazzature per le colleghe stupide, a dispetto di tutto arrivi tu e mi incanti l’anima.

 

Sei come uno scrigno. Una di quelle scatolette, che sono già piacevoli da vedere, ma che quando le apri ti catapultano altrove.

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giovedì, 19 giugno 2008,08:06

Andatevi a vedere assolutamente Once, che è un film bellissimo:

 

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mercoledì, 18 giugno 2008,18:32

È successo di tutto e sono felice, Napoli non delude mai.

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giovedì, 05 giugno 2008,17:03

Anche se ultimamente mi leggete poco, miei cari bloggers napoletani, la vostra aporia sta per tornare in terra natìa, dunque se qualcuno di voi mi vuole incontrare...

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martedì, 03 giugno 2008,09:12

È stato bello perché eravamo tutti insieme e per la prima volta abbiamo messo da parte le preoccupazioni, le piccole increspature, i malumori a scadenza in favore di quell’autentico senso di essere parte di una realtà innegabile, dell’amicizia vera senza compromessi, senza giudizi.

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sabato, 31 maggio 2008,14:31

Ci sono una serie di malinconie, di tristezze a scadenza che più o meno mi porto sempre dietro, insieme alla insostituibile borsa Kipling, eppure bastano zerovirgolasette secondi per farmi ricordare che ho fatto la scelta giusta. Ieri, ad esempio, mi chiama una mia ex-collega di università. Dopo una prima mezz’ora di interrogatorio (Cosa fai? Cosa non fai? Quando parti? Quando torni a Napoli? Hai il fidanzato?), ha tirato fuori il serio motivo per cui mi aveva chiamato: dire che era finita in nonsoqualesitoweb in un elenco tra le personalità di spicco della Facoltà.

Ecco: io sono persino contenta di ricevere telefonate del genere, perché mi risvegliano dal sonno della ragione e dall’idillio che c’è nella mia testa circa tutto quello che ho lasciato. Un deittico indispensabile.

Domani ci sarà il matrimonio, ho speso così tanto tra vestito, scarpe, regalo, corpispalle e borsa che non posso proprio non divertirmi. È più che altro una necessità imposta dall’eventualità di vanificare la somma spesa.

Credo che tuttavia sarà divertente: l’arrivo in mattinata di una mia amica a casa e la conseguente fase della vestizione e del trucco condivisa con lei, collocherà l’evento in una dimensione quasi da uscita adolescenziale.

Eppoi adoro la sposa, è la prima che mi è stata veramente vicina quando mi sono trasferita e non conoscevo nessuno.   

Dunque auguri di cuore, piccola.

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domenica, 25 maggio 2008,16:50

 

Io da bambina adoravo i Playmobìl, molto più delle Barbie, più affascinanti, ne avevo un centinaio e avevo dato loro vita in un universo fantastico. C’era la mia preferita, si chiamava Sara, aveva il vestitino rosa ed era castana. Sara… adoravo quel nome, nella finzione era tutto quello che non ero e che sarei voluta essere: una ragazzina spigliata, molto estroversa e piena di amiche.

Così l’altro giorno mentre ordinavo la cartella delle foto del mese di maggio e passavo in rassegna i momenti salienti di quest’ultimo mese mi sono resa conto di quanto tutti questi anni abbiano costituito uno sforzo più o meno intenso per provare a diventare Sara. Come per dire: insomma la soluzione dell’enigma era proprio sotto il naso, ma bisognava fare un giro immenso prima di arrivarci.

Poi c’è un telefilm su sky - che non ho mai visto, tra parentesi – il cui trailer a un certo punto dice che “solo l’insensato non ritorna nel posto dove è stato felice” e ogni volta che ascolto quella frase un po’ mi viene un nodo alla gola e penso a tutto il resto, alla quotidianità napoletana svuotata della mia presenza, alla cameretta, ai poster, al viale alberato, al cagnolino scodinzolante. Così sono riuscita nell’impresa di organizzare un rientro prima della mia partenza. Ne ho proprio bisogno.

 

-         che carina la sposa

-         a me ricorda Manuela, non so perché. Forse perché è piccolina…

-         insomma Manuela ti è rimasta nel tuo cuore e non ne sa niente, com’è strana la vita

-         lei lo sa. Sicuramente

-         perché pensi così?

-         Perché dove c’è affetto c’è sempre uno scambio. Non è mai un gioco a somma zero.

 

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lunedì, 19 maggio 2008,16:08

Ci sono molte cose che non riesco a capire e che mi procurano una rabbia notevole. Una di queste è il fatto che alcune persone hanno proprio bisogno di farsi assoggettare. Cioè magari si lamentano, ti dicono che il mondo è ingiusto e poi alla prima occasione fanno in modo di essere più asserviti di prima. Alla M. circa due mesi fa avevo procurato un piccolo contrattino che con un minimo sforzo lavorativo le consentisse di mettere da parte i soldi che lei solitamente guadagna in cinque mesi. Proprio perché so che è sottopagata e sfruttata e che a me queste cose per fortuna non succedono e che i soldi per il momento non mi mancano, ho fatto il suo nome al posto del mio e ho proposto lei proprio perché la sua situazione è estremamente difficile. [Ovviamente, come avevo accennato qualche post fa, lei non sa minimamente che dietro tutto ciò ci sono io].

Ora. Non è che io mi aspettassi i salti di gioia, ma almeno un sorriso. Invece no, lei è rimasta terrorizzata dalla proposta. Ha detto che quell’ora la settimana potrebbe danneggiare il suo rapporto con il capo. Un rapporto di totale e assoluta sottomissione: lei lavora dieci ore al giorno compresi il sabato e la domenica e lui le allunga una miseria A NERO e per quell’ora la settimana che lei dedica ad un contratto extra strapagato lui si permette anche di metterle il muso.

Io mi sarei fatta sentire o forse non sarei arrivata nemmeno a questo punto.

Prima pensavo che fosse la mancanza di occasioni a generare mostri del genere, ora mi rendo conto che i capi così andranno avanti finché ci sarà gente come la M. disposta a giocare a servo e padrone.

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giovedì, 08 maggio 2008,08:04

L’identità non è mai data: deve essere realizzata, implica un continuo andirivieni tra sé e gli altri, un iter burrascoso che conduce al compito di essere sempre lo stesso.

Non è facile.

C’è stato il tempo delle domande epiche, il momento delle malinconie, il momento dei ripensamenti. Ora, invece, insieme alla primavera inizia il momento del medesimo, dell’identità che emerge con forza.

Sono giorni di valigie piene appoggiate alle sedie, di corse a perdifiato nel parco, di pomeriggi in palestra, di nascite e auguri e abbracci e scoperte. Sono giorni in cui capisci quanto è bello mangiare un trancio di pizza seduta sulle scalinate della piazza.

Perché se disegni una pecora è la prova che esiste.

La mia partenza si avvicina. Vorrei riuscire a vedere Napoli prima di andar via, perché mi manca da morire.

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